Rivascolarizzazione miocardica

Che cos’è?
La patologia aterosclerotica coronarica è la prima causa di morbidità e mortalità nel mondo occidentale. Il cuore, come ogni altro organo del nostro organismo, necessita di ossigeno e sostanze nutritive che si trovano nel sangue. Quest’ultimo raggiunge il muscolo cardiaco attraverso dei vasi che prendono il nome di “arterie coronarie”. Nel caso in cui queste ultime siano ostruite oppure occluse, in genere da placche di natura aterosclerotica, si verifica una condizione di inadeguatezza tra quantità di sangue richiesta dal muscolo cardiaco ed quantità di sangue fornita dalle arterie coronarie: questa condizione di chiama “ischemia miocardica”. In questi casi si procede all’intervento di “rivascolarizzazione mediante by-pass aorto-coronarici”, in cui si utilizzano altre arterie e vene del nostro corpo che, opportunamente suturate con l’intervento cardiochirurgico, ripristinano una condizione di adeguatezza tra richiesta ed apporto di sangue al muscolo cardiaco, prendendolo a monte dell’ostruzione/occlusione e portandolo a valle (c.d. “bypass” in lingua inglese) della stessa.

 

Quali sono i sintomi?
La sofferenza del cuore per la riduzione del flusso di sangue si manifesta generalmente con dolore al petto descritto come un senso di peso, affanno, cardiopalmo (cioè la percezione che il proprio cuore batta più velocemente) e/o perdita di coscienza.

 

Come si diagnostica?
I primi esami che vengono fatti sono il prelievo di sangue – con cui si dosano i livelli di alcuni biomarcatori, indici di sofferenza del muscolo cardiaco – e l’elettrocardiogramma – attraverso cui si identificano alterazioni ischemiche della conduzione elettrica dell’impulso cardiaco.
Con l’Ecocardiogramma si identificano le aree del muscolo cardiaco la contrazione è ridotta o annullata per il mancato apporto di una adeguata quantità di sangue. L’esame dirimente, che però definisce la certezza di una malattia coronarica significativa è la Coronarografia che, attraverso una puntura di una arteria periferica (in genere al polso oppure all’inguine) consente allo specialista Cardiologo Emodinamista di iniettare selettivamente una certa quantità di mezzo di contrasto nelle arterie coronarie, identificando la sede, l’entità, la pericolosità e l’estensione della malattia aterosclerotica.
Quali sono le complicanze della malattia ischemica cardiaca?
Le complicanze possono essere abbastanza serie: alterazioni del ritmo cardiaco che possono essere compatibili o meno con la vita (per cui si necessita talvolta di interventi immediati), la morte di zone più o mene estese del muscolo cardiaco (riducendo nettamente quantità e qualità di vita), fino a situazioni di emergenza (a rischio imminente per la vita) quali la rottura di cuore, deficit secondari che interessano le valvole cardiache o il setto interventricolare del cuore, infiammazione/sanguinamento in pericardio, fino allo sviluppo di quadri caratterizzati dalla progressiva dilatazione ed indebolimento del cuore (c.d. scompenso cardiaco congestizio).

 

Qual è il trattamento?
Come detto, il trattamento chirurgico della patologia prevede il confezionamento di suture vascolari su vasi isolati da altre parti del nostro corpo, necessari a ristabilire un adeguato flusso di sangue coronarico: il bypass aorto-coronarico. Normalmente utilizziamo l’arteria mammaria interna sinistra (una arteria del torace) per la rivascolarizzazione dei rami coronarici più importanti, arteria che ha dimostrato in tutti gli studi clinici la migliore libertà da malattia aterosclerotica a distanza di anni dall’intervento; per la rivascolarizzazione degli altri rami coronarici impieghiamo, in base a numerose considerazioni cliniche specifiche, altri vasi arteriosi (più spesso l’arteria mammaria destra e l’arteria radiale) o segmenti di vena safena magna (vena delle gambe e delle cosce), che hanno pure dimostrato ottimi risultati nel corso degli scorsi decenni di attività.

 

Quali sono i risultati della Cardiochirurgia Veronese?
Da alcuni anni i risultati della chirurgia coronarica sono sottoposti a continuo monitoraggio da parte del Ministero della Salute su scala nazionale, attraverso il cosiddetto “Programma Nazionale Esiti”. Dalle fonti ministeriali (di dominio pubblico), la Cardiochirurgia Veronese risulta da anni prima classificata in Veneto per numero di procedure effettuate e per mortalità risultante (quest’ultima pari all’1.7% nell’ultimo biennio, sostanzialmente stabile da anni e tra le migliori dell’intero panorama nazionale).

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